Il merletto a Tombolo nel MedioEvo
a cura di Luisa Moratto
Non si hanno notizie certe riguardo l'origine del merletto a tombolo a causa della mancanza di dati storici indicativi,forse si può far risalire alle “sfilature”, ossia alla tecnica di sfilare la tela per renderla più trasparente e dare movimento al tessuto. Molte però sono le testimonianze giunte fino a noi della presenza fin dall'antichità di quest'arte. Nella Bibbia, per esempio, troviamo descritte le “cortine a reticello” del tempio di Salomone, Giotto ci offre la sua testimonianza pittorica nei suoi affreschi (Sogno di Inncenzo III; nel museo civico di Padova possiamo ammirare un dipinto di Gabrielli Onofrio intitolato “la merlettaia con la maestra”).
L'arte del merletto a fuselli arrivò in Italia verso gli inizi del 1400, probabilmente dalla Magna Grecia e dall'Asia Minore, e si sviluppò in molte città come ad esempio Milano, Genova, Cantù, Venezia, Offida, Pellestrina, Chioggia, ecc, evolvendosi in stil e modelli diversi che ancora oggi caratterizzano le varie lavorazioni.
I merletti di produzioni più antica sono quelli ritrovati in Offida, che ornano i camici di S.Giovanni da Capistrano e di S.Giacomo della Marca, conservati dai monaci di Monteprandone.
In un antico documento del 1476 si narra che a Ferrara “Eleonora d'Aragona, consorte di Ercole I d'Este, era occupata con la sorella Beatrice e diciotto damigelle d'onore ad ornare con friseto d'oro fatto a piombini l'appartamento che avrebbe dovuto ospitare la Regina d'Ungheria”.
La storiografia del merletto a tombolo offidano possiede datazioni e documenti.
Il comune di Offida, per la liberazone della peste dell'anno 1511, fece un voto alla S.S.Croce. Sotto la copia de documento originale, negli atti del Comune, fu fatta la seguente annotazione: “A di' 12 marzo 1615, io, Francesco Caruso trovai questo breve avvolto che li pizzi che mi aveva data la famiglia de Domenico Morelli.”
Nel 1500 si diffonde la tecnica denominata “reticello” che troverà vasta diffusione nella Serenissima Repubblica di Venezia e nelle Fiandre. Nel 1532 uscì una raccolta di modelli per la lavorazione del merletto realizzato da Zoan Andrea Vavassore, noto editore e incisore attivo a Venezia e autore della più antica carta geografica del Friuli finora nota datata 1553.
Il tombolo in Friuli Venezia Giulia è un cuscino di forma cilindrica, rivestito di tela e imbottito di segatura finissima ben pressata, appoggiato su un cesto di vimini di forma ovale per dargli stabilità.
Sul tombolo viene applicato il disegno dopo averlo ricoperto con un foglio di acetato per proteggere il pizzo da eventuali perdite di colore. Fra la tela del tombolo e la fotocopia si inseriscono due o tre fogli di giornale per impedire la rottura del disegno a causa del posizionamento degli spilli che terranno poi il pizzo fissato al tombolo.Gli spilli sono in ottone nichelato per impedire l'ossidazione che rovinerebbe il filo. Il pizzo si realizzava con filo di lino o seta, oggi con svariati tipi di materiali.
Dal 1979 la scuola di merletti di Gorizia è divenuta Scuola Regionale. Qui vengono istruite molte giovani e appassionate della trina di tutte le età che alla fine dei corsi possono ottenere il diploma di maestra merlettaia. Per poterlo conseguire si deve frequentare un corso di sei anni: nei primi tre anni si lavora solo al tombolo, apprendendone la tecnica e la pratica eseguendo 31 campioncini. Durante l'ultimo triennio si continuano gli esercizi e si realizzano 59 campioncini, si apprende la storia dell'arte, del merletto, del costume, del disegno e della progettazione artistica. L'esame si svolge in presenza di una commissione regionale presentando una tesi sulla storia dell'arte o del merletto e prevede l'esecuzione di un disegno e di un merletto.



