Erborista Medioevale - Erboristeria
Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha scoperto l’uso delle piante e delle erbe, imparando col tempo a sfruttarne le caratteristiche magiche, curative e organolettiche.
Scavi compiuti in Iraq ci raccontano che già 60.000 anni fa, piante con proprietà ritenute magiche, venivano poste nei sepolcri dei morti. Nei tempi più vicini, gli egizi erano maestri nell’arte dell’erboristeria, seppur questa fosse tramandata a voce da maestro ad apprendista. I primi trattati riguardo le proprietà dei vegetali, risalgono a Catone, Ippocrate e Plinio il Vecchio. Ippocrate, il “padre della medicina”, fu il primo a stabilire i dosaggi e a preparare le prime ricette mentre Galeno, tra il 160 e il 180 d.C., codificò tutte le piante conosciute in un ricchissimo ricettario erboristico ed inventò le formule base delle preparazioni attualmente usate nei preparati galenici.
I quattro umori di Galeno: In Europa, il modello per capire e spiegare la malattia era la " teoria dei quattro umori", rimasto in auge fino al XVII secolo. Parte della sua pratica medica derivò dalla cura dei gladiatori della città, cosa che gli diede l' opportunità di imparare l' anatomia e le cure più adeguate per curare le ferite.Scrisse centinaia di libri e la sua influenza sulla medicina erboristica e convenzionale europea fu immensa. Ancora oggi i preparati erboristici, a volte, sono chiamati galenici per distingeuerli da quelli di sintesi. Galeno Sviluppò le sue idee dai testi di Ippocrate (460-377 a.C) ) e di Aristotele (384-322 a.C. ), che a loro volta furono influenzati dalle idee egiziane ed indiane. Ippocrate, accettando la primitiva credenza che il mondo fosse fatto di quattreo elementi (Fuoco, Aria, Terra ed Acqua), classificò le erbe secondo quattro proprietà: caldo,secco,freddo e umido. In accordo con questa, Aristotele sviluppò la teoria dei quattro umori principali presenti nel nostro corpo: sangue, collera (bile gialla), melanconia (bile nera) e flemma.
La persona "ideale" li contiene tutti in eguale misura.
Tra il 1150 e il 1160, Ildegarda di Bingen, Madre Badessa, studiosa di scienze e medicina ed in seguito proclamata Santa, realizzò uno dei più importanti trattati di erboristeria e storia naturale, il Liber Simplicis Medicinae. Tuttavia solo nel 1590 compare la prima grande opera scritta sulle erbe. Ben 52 volumi, raccolgono oltre 1000 piante per circa 11000 ricette curative.
Nel corso del Medioevo quest’arte era quasi esclusivamente praticata dai monaci. All’interno dei monasteri, usualmente l’erboristeria era una piccola stanza dove erbe e piante di ogni genere venivano trattate, essiccate, bollite, lavorate e conservate. Normalmente l’uso era destinato all’infermeria del monastero stesso. L’immagine comune che ci figuriamo è quella del monaco che si avventura per campi e boschi, con le sue bisacce, alla ricerca di ogni sorta di pianta utilizzabile. Questo tipo di ricerca veniva effettuata in ogni periodo dell’anno, poiché ogni pianta ha un suo ciclo vitale e le sue essenze terapeutiche sono maggiormente presenti, a seconda della specie vegetale, nei mesi più disparati. Solo in un secondo tempo i monaci presero a coltivare le specie più utili all’interno del cortile del monastero, creando l’ “hortus botanicus”, che nel Rinascimento prese poi il nome di “orto dei semplici”. Altre piante ed erbe venivano invece importate, sin dai tempi dei Romani, dalle remote terre dell'oriente, portando fantastici guadagni ai pochi mercanti che affrontavano tali viaggi.
La conservazione delle erbe, in un primo tempo, veniva effettuata riponendole in un armadio buio ed areato, ma non troppo. Col passare degli anni comparvero scaffali con vasi, vasetti ed ampolle, per la maggior parte non trasparenti per evitare che la luce ne deteriori il prezioso contenuto.
Un altro uso dell'erboristeria, quasi altrettanto diffuso della produzione di medicamenti, fu l'uso delle piante per l'estrazione di veleni. Tutta la letteratura e la mitologia, dai tempi più remoti, sono costellate dall'uso di questi estratti mortali, usati senza scrupoli nelle trame di potere o nei drammi d'amore e gelosia. Altre volte, in modo più crudo e brutale venivano utilizzati in medicina, per scopi quali ottenere l'interruzione in una gravidanza non desiderata, come il comune prezzemolo, spesso tuttavia con lo spiacevole inconveniente del contestuale decesso della madre stessa.
Esistono diversi tipi di preparazioni: infusioni o infusi, decotti, cataplasmi, macerazioni, polveri, tinture, estratti, impacchi, suffumigi e inalazioni, tisane, pozioni, sciroppi.
Oltre ad impiastri ed infusi, un sistema di estrazione e conservazione delle proprietà curative delle piante era legato alla produzione di liquori. Originariamente l’uso dell’alcool era limitato alle sole pratiche curative. Solo in seguito si procedette a migliorare il gusto ed il sapore degli estratti per ottenere deliziosi liquori da degustazione, ovviamente riservati a chi possedeva la risorse economiche necessarie per potersi permettere tale vizio.
Ed ora la parte del vizio viene riproposta durante le nostre manifestazioni...



